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Accessori

Infradito, dal Giappone al Brasile 50 anni di storia all'inegna del minimal

La scarpa di gomma debuttò nel 1962, in Brasile dove negli anni Ottanta fu dichiarata 'bene di prima necessità'. In passerella arrivò con Missoni, Ruiz de la Prada, Celine. Da Audrey Hepburn a Sophia Loren, conquistò anche le star
Aura De Luca - 06/07/2012
Fonte: Immagine dal web
L'ispirazione arrivò dall'estremo Oriente, in particolare dal Giappone, dove le donne usavano, ed usano ancora oggi per tradizione, camminare con degli zoccoli di legno che separavano il piede a metà grazie ad un divisorio tra il pollice e l'indice. Così nel 1962, in Brasile, qualcuno pensò bene di riprendere quest'idea, cambiarne i connotati estetici e farla diventare un accessorio semplice, simbolo di una quotidianità informale, ma allo stesso tempo glamour.

Ecco allora che al legno giapponese si sostituisce la gomma, più bassa, più comoda e resistente, ma soprattutto con prezzo a buon mercato. Nasce così l'infradito, o 'havaianas', una calzatura irrinunciabile per l'estate, ieri come oggi, che proprio quest'anno compie 50 anni. Cinque decenni sulla brezza dell'onda senza perdere un po' di smalto e glamour. Amate da uomini e donne, soprattutto ragazze, apprezzate persino da istituzioni e politici, le infradito sono il simbolo di uno stile di vita dinamico, intraprendente, tanto che intorno agli anni '80 in Brasile, dovettero ribattezzarlo 'bene di prima necessità'.



Le infradito vennero infatti considerato indispensabili, parsimoniose nella loro eleganza minimal, per camminare, correre, passeggiare sulle spiagge di Ipanema. Un trend che fece furore e che incuriosì le grandi maison storiche. Dalla gomma alla tomaia il passo fu molto breve. Debuttano sulle passerelle le aristo-infradito. Edizioni limitate, naturalmente, per Celine, Missoni, Stern, Paul Joe, Pinel, Agatha Ruiz de la Prada (coloratissime e create con plastiche speciali), ma anche realizzate con pietre dure o preziose, sofisticate e al passo con i tempi, ricchissime, sfarzose e lussuose incastonate con diamanti e oro a 18 carati.



In commercio, da qualche tempo, anche le infradito bon ton con rose, fiocchi o pon pon, indossate dall'attrice Kate Hudson o da Ashley Olsen o trasformate in scarpe da sposa, chic e eleganti, per matrimoni da celebrare sulla spiaggia, su panfili e navi, come John John Kennedy e Caroline Bessette (l'isola di Cumberland, all'interno di un'antica chiesa battista) o il regista di origine siciliana Massimo Piparo con la giovane attrice Samuela Sardo. Neppure il grande cinema resta insensibile all’infradito-mania, e tornano alla memoria celebri flash di attrici immortali, che hanno indossato le infradito (o flip flop) rivisitate, corrette dai maestri delle botteghe artigiane di Positano, Sorrento, Amalfi, Capri. Sophia Loren, Greta Garbo, Audrey Hepburn, Rita Hayworth, Elisabeth Taylor (Enzo Albanese firmò per lei le prime scarpe tempestate di diamanti e svarosky nel 1959), ma anche Jacqueline Bouvier Onassis, vedova Kennedy, le gemelle Kessler.

La contemporaneità si è impossessata del mito delle infradito. Per comodità, forse, grazie al suo disegno classico e stilizzato. Un cuore di apparente semplicità sul quale possono essere inseriti tocchi di stravagante innovazione. Come le 'tongs' di Casadei, create in plastica laccata con strass noirs, sfumate sui colori caramellati. Il verde pistacchio, il giallo acido, l'orange e il rosa confetto. Creatività e glamour per la stilista Paula Soler che per l'estate 2012 ha immaginato un modello con suola viola e t-bar impreziosito da un riccio di tessuto a contrasto e chiuso da trecce e cinturini strette intorno alla caviglia. Modello perfetto per interpretare lo spirito dell'estate.

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