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Cronaca Moda

Moda: Dominella, "il Governo aiuti le pmi, in 5mila hanno già chiuso i battenti"

Il presidente della Maison Gattinoni spiega che mentre "il fatturato estero delle grandi aziende si attesta al 70 per certo, piccole aziende faticano a stare a galla". E conferma l'accordo che Intesa Sanpaolo ha siglato con il Comitato Sistema moda Italia
Aura De Luca - 05/06/2012
Titolo: Homepage del sito web Maison Gattinoni
Fonte: www.gattinoni.com
La morsa della crisi economica si stringe anche intorno al settore della moda. Così, "mentre il fatturato estero delle grandi aziende si aggira attorno ad una percentuale del 60-70 per cento, le piccole e medie imprese faticano a stare a galla. Nell'ultimo anno e mezzo ne sono già state chiuse oltre 5mila", per questo è necessario un aiuto ed un supporto concreto tanto da parte del Governo, quanto dalle banche in favore delle piccole realtà imprenditoriali del comparto moda.

Il grido d'aiuto è stato lanciato nei giorni scorsi dal presidente della Maison Gattinoni, Stefano Dominella, che ha rimarcato l'attuale difficoltà economica per le piccole aziende del settore, precisando inoltre, come sempre più le grandi firme della moda "stanno delocalizzando verso l'est Europa, la Tunisia e la Cina".  Secondo l'analisi di Dominella, la Cina, in particolare, "sta vivendo un boom pari a quello che noi abbiamo vissuto negli anni settanta e ottanta". "Oggi ci sono molti più ricchi lì che in Europa e - ha detto il presidente della griffe - dopo l'acquisto dei televisori e degli elettrodomestici, ora pensano a migliorare la loro immagine e quindi pensano alla moda e quella italiana, così come quella francese, sono per loro un punto di arrivo sociale".

Una tendenza che ribalta la percezione del made in Italy, anche perché l'Italia stessa è stata invasa dalle holding internazionali della moda a basso costo "senza pensare alle conseguenze". Il risultato, ha sottolineato Dominella, è che "la moda italiana, intesa come capi d'abbigliamento, non sta più andando di moda. È un discorso di natura culturale e sociale''. Ecco perché secondo il rappresentante della maison Gattinoni, è urgente un intervento del Governo che dovrebbe "aprire gli occhi". "La moda - ha spiegato - è cultura e denaro e a causa della delocalizzazione sta perdendo la sua componente culturale, rappresentata soprattutto dall'artigianato". "Il Governo dovrebbe puntare sul settore e non crogiolarsi del fatto che resta una delle prime voci nel saldo attivo, con un giro di affari annuale pari a circa 69 miliardi e che con le sue 60mila aziende sul territorio da lavoro a circa un milione di persone".

Secondo Dominella la soluzione per cercare di uscire dall'attuale momento di contrazione è semplice: puntare sull'internazionalizzazione intesa come promozione, tramite iniziative ed eventi, soprattutto nei mercati emergenti, ma anche "guardare al Medio Oriente ed agli stati della fascia baltica". Dal punto di vista istituzionale, invece, "il Governo potrebbe incidere, ad esempio, sul costo del lavoro che è altissimo per tutti e sgravare le aziende di alcuni costi, come le tasse sulle esportazioni".


Quanto al recente accordo che il gruppo bancario Intesa Sanpaolo ha siglato con il Comitato Sistema moda Italia (Smi) e volto a rafforzare la presenza delle aziende italiane sui mercati esteri, il presidente di Gattinoni dice che "è stato già un successo riuscire a mettere insieme da un lato la banca e dall'altro gli imprenditori. L'accordo andrà confermato, ma i presupposti ci sono". "Sembra che il gruppo Intesa Sanpaolo sia sensibile alle problematiche del settore che - ha precisato -, in questo momento, sta soffrendo moltissimo per la mancanza di credito, soprattutto per quanto riguarda i progetti. Ma la banca non può sostituirsi allo Stato".

L'obiettivo dell'accordo è sicuramente di accrescere le esportazioni del settore nei mercati in espansione come Brasile, Russia, India, Cina e Stati Uniti, dove la domanda è in ripresa. Da questo punto di vista, per le Pmi della moda l'export pesa meno del 26 per cento e lo scenario potrebbe peggiorare. Negli ultimi anni, ha infatti spiegato Dominella, "la situazione per quel che riguarda l'accesso al credito è diventata lancinante". Le aziende oggi puntano ai mercati esteri "per la loro sopravvivenza, e purtroppo non tutte sono pronte ad affrontare mercati difficili, in cui servono investimenti per poter lavorare".

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