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Moda: quando l'acquisto è "personal"

Un consulente personale che accompagna i clienti nelle botteghe più nascoste della città alla ricerca di abiti, accessori e oggetti alla moda. E' il "personal shopper", nuova professione targata USA, in Italia sempre più ambita e richiesta.
Paola Simonetti - 27/10/2008
Titolo: Elisabetta Renzoni
Fonte: www.gettingpersonal.it
Un piccolo genio della lampada, elegante e super organizzato, che esaudisce i desideri di turisti e clienti particolari alla ricerca di una personale assistenza nel muoversi in una metropoli: fare acquisti di prima scelta, sapere cosa indossare e per quale occasione, scegliere il modello di scarpe più cool, scovare i migliori gioielli d’antiquariato o bussare alla giusta porta per il miglior trattamento di bellezza. 

Godersi, insomma, il meglio che una città può offrire, sentendosi a proprio agio quando si è in viaggio per affari o semplice svago. Questo può fare un "personal shopper", una figura professionale emergente in Italia, approdata qui da una ben più radicata prassi statunitense nel seguire clienti esigenti e senza problemi di portafogli.

E nell’immenso "scrigno Italia", stracolmo di tesori spesso sconosciuti anche agli stessi italiani, una bussola così può diventare davvero strumento necessario per non perdere l’eccellenza. Lo sa bene Elisabetta Renzoni, “personal shopper” fiorentina, che della sua città conosce l’inimmaginabile. Con una lunga storia professionale spesa nelle corti di grandissime case di moda, ora è approdata al libero professionismo in un settore che definisce duro, complesso, dove bandire l’approssimazione diventa regola d’oro per emergere. 

Come è arrivata a questa scelta professionale?
“Dopo aver lavorato tanto per l’alta moda, ho capito che era ora di cambiare strada. Volevo incanalare la mia lunga esperienza su un percorso nuovo, tutto mio e tutto da costruire. Una nuova sfida, che mi è costata mesi di lavoro preliminare prima di piazzarmi sul mercato. Quando mi sono sentita pronta, ho aperto il mio sito internet e ho preso contatto con agenzie di intermediazione estere. Anche il passaparola ha fatto la sua parte. Ora posso dire di essere entrata nella fase in cui comincio a raccogliere frutti”.
 
Come si diventa “personal shopper”?
“Con competenza, passione, un’enorme quantità di contatti, dimestichezza con le lingue, ma soprattutto un costante aggiornamento su tutto quello che la città o il territorio dove si vive offre: non solo negozi s’intende, ma anche eventi, ristoranti, beauty farm, gallerie d’arte, case d’aste, laboratori artigiani, ma anche angoli inusuali, musei e luoghi di fruizione della cultura in generale. Un’operazione che in una città raccolta e intima come Firenze, forse è più facile che altrove”. 

I clienti come arrivano a lei?
“Attraverso le agenzie di intermediazione appunto, con le quali ho reso visibile il mio profilo all’estero. I clienti, per lo più inglesi e americani, quando approdano a Firenze, già sanno più o meno chi sono. Io dal canto mio ho sotto gli occhi un questionario compilato preliminarmente in cui l’acquirente ha segnalato l’essenziale. Un primo colloquio, poco dopo l’arrivo in città, la conoscenza, la comprensione delle esigenze e i tempi con cui esaudirle. Questo è uno dei momenti più importanti nel mio lavoro, perché il cliente si aspetta che io abbia tutto sotto controllo, dà per scontata la mia professionalità. Dunque, è in questo primo incontro che mi gioco tutte le mie migliori carte…” 

…In che modo?
“Mettendo in campo anche spirito di osservazione e un pizzico di psicologia. Saper osservare chi si ha di fronte aiuta a capire anche il non detto, e dunque ad anticipare bisogni o desideri. Questo consente, in pochi minuti, di proporre subito la soluzione più giusta al momento. Il resto quasi viene da sé, se sei riuscito a conquistare la fiducia del cliente. Un “non lo so” come risposta, è di fatto inammissibile in questa professione. Il rapporto che si instaura arriva, così, ad essere intimo, confidenziale e si può spingere fino alla consulenza per la cura dell’immagine. Ma occorre anche essere consapevoli, che abitudini, spessore culturale, considerazione del valore delle cose di cui ogni acquirente è portatore possono non corrispondere alle nostre: un turista americano, ad esempio, quando intende fare acquisti di “antichità”, si riferisce, secondo la sua forma mentis, a quello che è stato prodotto negli ultimi 100 anni. Dunque, sarà inutile proporgli arte o artigianato del ‘500”. 

Quanto dura una sua giornata lavorativa?
“Dipende, non esistono schemi. Durata della giornata e dell’intera assistenza non sono prevedibili, perché ogni cliente è diverso. Il primo approccio non dura mai meno di 4 ore, appena sufficienti per far ambientare la persona e accompagnarla alla sua prima mèta. In genere, la seguo almeno fino alla cena. Certamente, una volta inquadrato il cliente e capiti gusti e necessità, compongo una “scaletta”, un calendario degli appuntamenti e delle destinazioni più appropriate. Prendo contatti con commercianti, artigiani e ristoratori e accompagno il cliente secondo quanto stabilito. Ma può capitare che un imprevisto o l’attrazione per una nuova mèta sconvolga tutti i piani. Occorre essere pronti a rimettere tutto in discussione e a riorganizzarsi con rapidità”. 

Qual è l’aspetto meno piacevole della sua attività?
“Il primo è essere consapevole che ci sono molti “personal shopper” improvvisati sul mercato, privi di reale competenza e passione. Poi, è dura relazionarsi con i clienti maschi: in genere trattano con diffidenza una donna, se deve consigliargli acquisti che non siano dedicati alle mogli. Ma quest’ultimo aspetto, spesso, mi offre motivi di soddisfazione: perché molti di questi clienti si ricredono in fretta, dopo aver provato la mia professionalità”. 

Prossimi obiettivi?
“Approfondire l’esplorazione del territorio intorno a Firenze. E poi preparami a lavorare più assiduamente con clienti provenienti dalla Russia: sono i più difficili. Ma nuove sfide e nuove scoperte sono, d’altro canto, il bello del mio lavoro. Staremo a vedere…”

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